Camparmò: un’unica terra da 17 pezzi
La suora infermiera il cui cognome era Santacaterina, che aveva indicato Camparmò a p. Ricardo, gli indicò anche i nomi dei proprietari che in quel momento erano diciassette! L’acquisto si presentava un’impresa ardua! Che fare? L’impossibilità pratica di possedere la terra costituì per p. Ricardo il segno infallibile che l’opera era disegno divino; infatti tutta l’opera di Camparmò sarà segnata da questa caratteristica: si è sempre trovato davanti a muri invalicabili o al Mar Rosso da passare che solo all’ultimo momento il mare si apriva. Nell’acquisto dei terreni ebbe questa esperienza: interpellando i proprietari gli davano immediatamente una risposta affermativa come se avessero ricevuto un ordine da qualche superiore che diceva loro: «quando verrà p. Ricardo a proporti la vendita, dì di sì».Davvero l’acquisto è stato qualcosa di straordinario in quanto poco tempo prima, un’associazione di albergatori del Lido di Venezia avevano contattato i proprietari per la compera di tutta la contrada e tutti avevano detto no, proprio perché c’era un disegno di Dio sul posto. Non hanno voluto vendere a loro, ma a p. Ricardo sì.
L’acquisto del nucleo centrale della contrada è iniziato il 19 settembre del 1975 e si è concluso con la fine del 1976, attraverso dei preliminari d’acquisto, dove p. Ricardo aveva messo la clausola dell’immediato possesso del terreno mentre il rogito per ogni acquisto è stato fatto in tempo posteriore. Ci riferiamo ai luoghi dove attualmente ci sono gli uffici, la cappellina, l’attuale “Gerico”, l’attuale “Guadalupe” fino a dove oggi c’è il pozzo. La parte destra scendendo dalla strada verso Camparmò è stata acquistata nel 1980, il cui proprietario era in Australia e la parte sinistra della strada fino al monumento ai caduti è stata venduta intorno al 1987 dal signor Bruno Nervo.
Tutti i proprietari sono stati contattati direttamente da p. Ricardo, spiegando loro che aveva intenzione di iniziare lì, a Camparmò, un’esperienza a carattere religioso e tutti hanno venduto mantenendo sempre un’ottima relazione con il nuovo vicino. Nella vendita hanno ricavato molto più del dovuto, grazie alla generosità di p. Ricardo che ha dato molto più di quanto chiedevano per sottolineare l’importanza di quel luogo che agli occhi umani si presentava totalmente inospitale e difficile da raggiungere. Infatti non c’era nemmeno la strada, ma solo un sentiero.
Un giorno p. Ricardo si recò da uno dei proprietari, il signor Danzo Giovanni, un uomo di 76 anni, che era proprietario dell’attuale primo piano di Raab, allora fienile, ma lui si oppose e si rifiutò di vendere. Tale risposta lasciò p. Ricardo un po’ perplesso, perché aveva ricevuto “l’ordine” dal Signore di comprare e che gli sarebbe stata venduta. Dopo una settimana si presentò lui stesso a Camparmò dicendo di accogliere la proposta e scusandosi perché era stato scoraggiato da altri proprietari confinanti a cedere la sua parte. È da sottolineare che in preghiera p. Ricardo aveva ricevuto questa parola: «tutti i proprietari ti diranno sì, tranne uno». Così è accaduto e in tutti i cento ettari che costituiscono Camparmò, nel mezzo si trova un fazzolettino di terra con un rudere di trentacinque metri quadrati non ancora di proprietà della comunità. Questi proprietari, di cui il signor Danzo si riferiva, non hanno mai voluto cedere la loro proprietà. Alla fine p. Ricardo ricevette questa parola da parte del Signore: «Non temere, Io te lo darò in un modo che non puoi nemmeno immaginare e sarà il sigillo che quest’opera è mia!».
Un altro fatto singolare, che p. Ricardo gioisce nel raccontare, riguarda l’acquisto di uno degli ultimi lotti intorno al 1980. Ricorda che Silvia, una delle prime sorelle arrivate a Camparmò, un giorno, dopo la preghiera personale gli disse: «Oggi verrà un uomo a proporti di comprare un pezzo di terra, il Signore ti dice: compralo!» e le fece vedere anche il brano della Sacra Scrittura nel libro di Geremia che confermava questo comando. Quella mattinata, intorno alle 11.00, p. Ricardo stava seduto sul cocuzzolo di Camparmò, proprio dove ora c’è la cisterna dell’acqua, in preghiera contemplando il posto meraviglioso in quel giorno splendente di sole. Ad un certo momento si è avvicinato il sig. Mario Dalla Pozza, che dopo averlo salutato gli ha detto nel suo dialetto: «Lei mi comprerebbe quel cocuzzolo che si vede da qui?», indicando lo Spitz di Giotti, e prontamente p. Ricardo ha detto sì.
Ricorda inoltre che il signor Bernardi Antonio era proprietario di quella parte dove oggi c’è la cappellina della Madonna e gli uffici “Raab”. Lì, originariamente c’era una bellissima struttura con pian terreno e due piani sopra con un totale di diciassette vani e durante la prima guerra mondiale era adibita alla sede del comando italiano, lì era l’ultimo bastione dell’esercito, perché in linea d’aria a circa cinque chilometri si trovava il confine con gli Austriaci. A Camparmò si trovavano duecento muli che il comando italiano utilizzava per il trasporto di armi e viveri. Era una bellissima casa, e a p. Ricardo dispiace sia stata abbattuta perché se fosse stata ristrutturata così com’era poteva essere un ottimo luogo di abitazione tanto era ben organizzata internamente.
Era il pomeriggio del 2 aprile del 1976 quando p. Ricardo metteva definitivamente i suoi piedi assieme ad un ragazzetto di 19 anni che si chiamava Sandrino Bocchin, ad un fratello, Luciano Proietti, oggi frate francescano e ad un carissimo muratore, Piero Fin di San Vito di Leguzzano che generosamente offrì tre settimane di lavoro per sistemare i luoghi rendendoli abitabili.
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