Hic verbum caro factum est
Una parte della profezia, come un’appendice, dice: «Tu, ora, esiliati, voglio purificarti; ritornerai quando Io ti richiamerò a Camparmò», e poi conclude con un finale davvero di grande respiro per la speranza che metteva e che tuttora mette nel cuore di p. Ricardo: «Non temere, Io ti parlo attraverso il cuore». Tale profezia era stata accolta come “Parola del Signore” e bisogna dire che i fatti a tutt’oggi l’hanno confermata. Ubbidiente alla profezia, nella quale ha sempre creduto, p. Ricardo prese la strada dell’esilio e il 10 ottobre 1978 andò ad Alba in provincia di Cuneo, presso la comunità dei fratelli Paolini. Rimase con loro tutto il mese di novembre e buona parte del mese di dicembre. Nonostante l’amorevole accoglienza, per p. Ricardo fu un esilio doloroso, un vero “deserto” di purificazione dei suoi affetti e sentimenti più intimi. Nella Sua provvidenza il Signore gli tolse tutto ciò che aveva di più caro, compresa la terra promessa: Camparmò. Verso la fine di dicembre per ispirazione interiore partì da Alba e fece ritorno a Ronchi di Villafranca nella sede della Fraternità alla quale ancora apparteneva. Entrò certo di essere accolto a tavola giacché era l’ora del pranzo, ma con sua meraviglia, nessuno lo salutava e gli offriva un posto a tavola. Passò inosservato come una realtà invisibile. Riprese l’auto e andò a casa dei genitori di Silvia che gli offrirono il pranzo. Questo fatto è per lui qualcosa di prodigioso il cui significato non trova una spiegazione razionale: il Signore stava preparando il suo cuore per un definitivo distacco da quelli che erano stati i suoi fratelli con i quali aveva vissuto tempi felici. Fu così che insieme a Silvia, Sandro e Costantino, i nuovi fratelli che il Signore gli aveva mandato, si insediò nella locanda “da Marco” al Cerbaro, una piccola località situata tra S. Caterina e Bosco del Tretto, a 900 metri d’altitudine, a pochi chilometri da Camparmò: un posto incantevole da dove nei giorni limpidi si può contemplare il mare. In quel ristorante furono accolti familiarmente da Guido, il gestore, e dai suoi genitori. Vissero forti esperienze di vita comunitaria centrata sulla preghiera sotto una forte unzione dello Spirito Santo. Di questo soggiorno p. Ricardo ha un bel ricordo per la gioia e la pace che regnava e per l’accoglienza degli ospitanti. Durante questa permanenza il Signore si è manifestato più volte in modo straordinario. Ne citiamo due. La prima è il singolare modo usato dal Signore per finanziare la loro vita. Non avevano nessuna risorsa sicura, né deposito bancario o altro per pagare la retta mensile della locanda, ma puntualmente, verso la fine del mese, in svariati modi, il Signore adempiva i loro obblighi economici. L’altro intervento del Signore lo hanno vissuto con l’arrivo dell’arpa acquistata per Sandro. Erano mesi che l’attendevano da una ditta di Rapallo e non arrivava mai. Sandro era scoraggiato. Lui credeva che il Padre gliela aveva donata e non capiva come mai tardava tanto a fargli arrivare questo dono della Sua provvidenza. Un giorno sorse nel cuore di p. Ricardo la certezza profetica che proprio allora sarebbe arrivata la sospirata arpa. Come gesto di fede p. Ricardo decise di festeggiare con un pranzo l’arrivo del dono per Sandro. Non solo, ma comunicò anche al gestore del ristorante il motivo del festeggiamento. Questi, nascostamente pensò che erano un po’ matti: che senso ha festeggiare un avvenimento non ancora successo? Dopo il pranzo, p. Ricardo disse a Sandro: «Ecco, sta per arrivare la tua arpa!». Dopo qualche minuto sentirono arrivare un camion. Veniva dalla Liguria e portava la bellissima arpa classica per Sandro! Più volte durante la preghiera personale p. Ricardo domandava al Signore quando avrebbe dato inizio alla comunità di Camparmò e spesso riceveva questa parola: «Dio li metterà in potere altrui fino a quando colei che deve partorire, partorirà» (Mic 5,2). Nel periodo di soggiorno presso il Cerbaro, p. Ricardo e Costantino decisero di recarsi per alcuni giorni a Loreto, nella Santa Casa, per intercedere affinché si realizzassero al più presto le promesse del Signore su Camparmò. Rimasero a Loreto dal 29 al 31 dicembre 1978. Il primo gennaio 1979 avevano in programma di rientrare. Al mattino verso le 6.30, p. Ricardo celebrò l’eucarestia nella Santa Casa e poi, nello stesso luogo, si trattenne ancora un po’ di tempo in preghiera. Mentre pregava, alzò lo sguardo verso l’alto e i suoi occhi si fissarono su una frase biblica in latino scritta sul muro, sopra l’altare: «Hic Verbum Caro factum est» (Qui il Verbo si è fatto carne). Immediatamente fu colpito da una chiara luce interiore che suscitò un’intensa gioia: oggi in questa casa veniva concepita Camparmò. La fondazione della comunità avveniva proprio in quel giorno, il 1° gennaio 1979, festa della Maternità Divina di Maria, 26 anni fa. In quel momento si realizzava la Parola che da tempo e più volte il Signore aveva dato: per intercessione di Maria aveva inizio la piccola nuova comunità di Camparmò formata da p. Ricardo, Silvia, Sandro e Costantino. I primi membri della comunità erano proprio loro: un sacerdote, una giovane, un giovane e un uomo maturo laureato in legge, tutti chiamati a consacrarsi nella verginità per il Regno dei Cieli.
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