Non sradicate la zizzania!
L’immagine campestre che ha riecheggiato nel mio cuore leggendo il vangelo mi ha fatto evocare l’orto di mio padre. Sembrerà strano, ma è proprio lì che le mie mani hanno potuto toccare e i miei occhi vedere per la prima volta come la zizzania lavora. Non c’era il grano, ma solo belle piante di fagioli che in poche settimane si arrampicavano sui pali fino a portare il loro ricco frutto che, diventato maturo, gustavamo felici e contenti nelle minestre che la nostra cara cuoca cucinava. Ripensando mi stupisco quanto evangelico fosse mio padre nella cura dei suddetti fagioli rampicanti. Egli, come si racconta nel famoso brano di Matteo al capito 13, non si preoccupava che nei ruvidi pali di canna si arrampicasse insieme alla pianta di fagiolo la temuta zizzania. Perché? Perché alla fine la raccolta dei fagioli si faceva e le minestre ce le godevamo lo stesso!
A che serviva allora togliere la zizzania? Ben ricordo che io talvolta provavo a salvare qualche piantina dal “nemico”, ma, ahimè, la riducevo in fin di vita. Cresciuto, sono venuto a contatto con un altro tipo di orto, o per meglio dire un altro tipo di campo, quello del Signore.
E quante volte, proprio lì, incontrando le anime di certe “piantine” cresciute nella nostra Chiesa, ho trovato vite scoraggiate, quasi morenti, straziate da una morale che voleva a tutti i costi sradicare da loro quegli atteggiamenti viziosi, e magari anche peccaminosi, con i quali si erano trovate a crescere insieme. Ma che frutto possiamo mai raccogliere da “piantine” indebolite da una mentalità che insiste sul peccato? Che frutto possiamo sperare se continuiamo a non puntare la nostra attenzione sulla linfa vitale che lo Spirito fa scorrere in ogni cristiano per renderlo pronto a portare un buon raccolto? Ciò che vedevo nei fagioli di mio padre era che essi, incuranti della zizzania, continuavano a crescere perché ben piantati e radicati su un buon terreno. E questo terreno appartiene al Signore e per questo è un terreno buono. Un errore che comunemente facciamo è quello, non solo di voler togliere subito la zizzania e così togliere il grano, ma voler a tutti i costi identificare il terreno con noi stessi. Penso che per una corretta visione evangelica dobbiamo essere pazienti, guardare al bene piuttosto che al male e soprattutto dobbiamo identificare questo terreno con il terreno della comunità, della Chiesa dove, aggrappato al “palo” della Parola di Dio, puoi crescere nella nuova mentalità che vuole creare abitudini quali
la preghiera personale e comunitaria, il servizio ai fratelli e l’amicizia. Sono questi gli atteggiamenti che devono radicare e crescere.
Non preoccuparti della tua compagna di viaggio, la zizzania; essa non potrà mai impedirti di portar frutto perché dopo il raccolto si seccherà da sola! Ma ciò che più conta è l’essere nel terreno giusto!
p. Ricardo Argañaraz
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