La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d’angolo;
ecco l’opera del Signore: una meraviglia ai nostri occhi
Mentre sto scrivendo queste righe ho sotto gli occhi la prima pagina del KeKaKo N°22 del 2004: c’è la foto di p. Ricardo, fondatore della Koinonia Giovanni Battista. Forse sarà la sua espressione gioiosa, forse la mano alzata,forse la determinazione che traspare dai suoi occhi o forse l’affetto che provo per lui che istintivamente mi tornano alla mente le vicende dei suoi 25 anni passati dalla fondazione della Koinonia Giovanni Battista, alcuni solo sentiti raccontare, altri vissuti in prima persona, e sento una spinta interiore a scrivere di lui, di Ricardo, come familiarmente lo chiamiamo. Eravamo nel 1992, su un aereo che ci portava da Santo Domingo in Messico per guidare un corso, seduti l’uno accanto all’altro quando ad un tratto p. Ricardo mi chiese cosa pensavo di lui. Sorpreso da quella domanda risposi con le prime parole che mi vennero sulla lingua: «Se dovessi definire la tua persona, direi che tu sei un maestro nella fede e nell’amicizia». E lui si commosse. P. Ricardo è un vero maestro nella fede e nell’amicizia. Sono queste le due caratteristiche che lo contraddistinguono e che hanno fatto di lui un uomo profetico. Cosa ho imparato stando con lui? Semplicemente ho imparato che il valore della vita consiste nel credere e nell’amare, diversamente, anche una vita spesa nella rettitudine cade inesorabilmente. Credere significa saper rischiare e saper dare fiducia a qualcuno. Non si crede pertanto in una dottrina, ma in una persona. Si crede al fratello e si crede al Signore, alle sue promesse e alla sua lealtà. A Camparmò si impara a dare fiducia, a credere nel fratello anche a dispetto di tutte le apparenze contrarie. Sono arrivato nella Koinonia che già credevo, ma mi mancava la fiducia. È lì che p. Ricardo pazientemente mi ha mostrato che la perfezione consiste non nel conoscere, ma nel coraggio di saper mettere la propria vita nelle mani dei fratelli. Solo così avrei potuto sperimentare cosa significhi camminare sulle acque, fidarsi di Dio e attendere la realizzazione delle Sue promesse con la certezza che Lui avrebbe agito secondo il Suo piano di amore per me. E se i fratelli mi avessero deluso, tradito e abbandonato, chiedevo preoccupato a p. Ricardo. E lui rispondeva che la fiducia ripaga sempre e in Gesù mi indicava l’esempio supremo il quale, nonostante la delusione e l’abbandono, ha continuato a rimanere fedele ai suoi apparendo risorto proprio a coloro che lo avevano lasciato solo. Un esempio che ben presto lo stesso p. Ricardo avrebbe imitato alla perfezione sull’esempio del servo sofferente che consegnò se stesso… e i fatti al riguardo sono molto eloquenti. Ricordo quando le forze istituzionali, con il parvento di ristabilire giustizia, lo inseguirono, lo dileggiarono e gli negarono ogni diritto alla verità per il semplice motivo che un uomo del genere disturbava la quiete pubblica e il dolce religioso sonnecchiare. E lui, sempre, continuava a dare fiducia. Anche nei momenti più duri e neri ancora credeva in Colui nel quale aveva riposto tutta la sua persona e che non delude mai. P. Ricardo non solo ha predicato la fede, l’ha vissuta e ha ricevuto il premio: una discendenza! È in queste prove che ho sperimentato cosa significhi stare dalla parte dell’amato, quale forza contenga l’amore di amicizia che supera le fragili e diafane frontiere della verità e della giustizia. È stando accanto a p. Ricardo che ho compreso che una persona vale non per le sue esperienze mistiche, ma per la volontà di non abbandonare mai l’amico. In questa amicizia ho sentito il Signore vicino, la Sua salvezza custodirmi e la Sua consolazione invadere il mio cuore: non siamo soli, ma siamo amati. È proprio in una di queste prove che un suo amico, per paura e per amore di carriera, lo aveva rinnegato perché ora era diventato un personaggio scomodo. Lo ripudiò perché ciò lo richiedeva il valore supremo dell’evangelizzazione! Ma era stato proprio questo amico che, parafrasando una sentenza di Aristotele, aveva pubblicamente affermato che voleva essere amico di Platone (leggi Ricardo) più che della verità. E Ricardo rimase solo. Io non capivo… essere amici non è forse il grado supremo del vangelo? Dare la vita per l’amico non è evangelizzare? Gesù però ha fatto diversamente: è rimasto con noi e non si è vergognato di chiamarci amici. Credendo e amando, Ricardo è divenuto la pietra angolare della mia vita e così di tutta la Koinonia Giovanni Battista. Parlo di me, ma potrei benissimo dire le stesse cose per i miei fratelli e le mie sorelle di comunità.Nella Bibbia si parla che in ogni buona costruzione, ad ogni angolo veniva posta una pietra angolare, grande e squadrata. Queste pietre erano troppo grandi per essere usate nelle altre parti della costruzione, per cui poteva accadere che i costruttori le mettessero da parte finché non ne avevano bisogno per dare robustezza e solidità all’edificio. Con il nome di tali pietre o capi si cominciò ad indicare metaforicamente le persone eminenti che costituivano un punto di riferimento per i membri della comunità. Guardando tutte le vicende di p. Ricardo non posso se non pensare che lui pure è una di queste pietre formate dal Signore che sorregono la Sua casa. Sono 25 anni che questa pietra è stata posta dal Signore a fondamento della Koinonia per darle robustezza e possiamo testimoniare che ha compiuto bene il suo compito: sopra di noi sono passati tempesta, vento, bufere, acque e la casa non è crollata, anzi si è rafforzata perché era costruita sulla pietra. La Koinonia sta crescendo e più che mai questa pietra angolare saldamente deve rimanere a sostegno di tutto il futuro sviluppo che ancora deve venire. Questo vale non solo per il passato, ma soprattutto per il futuro: se vogliamo essere saldi e continuare nell’opera del Signore non rimane altro che rimanere più che mai fermi ed ancorati alla nostra pietra angolare originaria altrimenti non avremo stabilità. La chiamata e i doni di Dio infatti sono irrevocabili. «Dice il Signore Dio: “Ecco io pongo una pietra in Sion, una pietra scelta, angolare, preziosa, saldamente fondata: chi crede non vacillerà”» (Is 28,16). Una pietra che molti hanno considerato ingombrante, inutile e che è stata decisamente scartata, proprio questa pietra è diventata il nostro sostegno e il nostro riferimento. Nella mia vita e nella Koinonia la stabilità viene dalla nostra fedeltà alla pietra angolare, segno della presenza di Dio. Per questo dopo tanti anni, dopo aver superato dure prove e aver sconfessato tristi previsioni che ci davano per morti, ci ritroviamo insieme per festeggiare l’opera del Signore, quello che il Divino Architetto ha costruito sulla pietra scartata, ma ora diventata testata d’angolo. E testata d’angolo si diventa seguendo le stesse orme di p. Ricardo: la fede e l’amicizia. A noi il compito di continuare in quest’opera: diventare maestri nella fede e nell’amicizia come ci è stato insegnato e come abbiamo visto. Questo è il vangelo predicato da Ricardo!

Una piccola nota per i lettori: sto forse esaltando fuor di misura il fondatore della Koinonia, p. Ricardo, oppure soffro di una succube dipendenza?
Avvicinalo e vedrai che ciò che dico è ancora troppo poco!

p. Alvaro Grammatica
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