Guardate a Lui e sarete raggianti
Giacobbe, pur essendo benedetto, dovette fuggire perché perseguitato. Arrivato presso un pozzo, vide molte pecore accovacciate e assetate perché i pastori non riuscivano a sollevare la pietra! Pensate: pecore affamate e assetate mentre i pastori oziavano vicino al pozzo! Ecco arrivare una fanciulla di nome Rachele. Appena la vide, Giacobbe fu colpito dalla sua bellezza, si infiammò di amore e fu così entusiasta che da solo sollevò la pesante pietra e fece bere tutto il gregge. Quei pastori non poterono farlo perché i loro occhi erano fissi sulla pietra e su loro stessi e ripetevano: «Quanto è pesante! Che deboli siamo! Non possiamo! Se arriveranno altri potremo farcela». E già la responsabilità cadeva sugli altri. Giacobbe invece fissò lo sguardo su Rachele e la sua bellezza: il suo amore per lei fu più grande del peso della pietra. A volte ci capita di esser seduti e amareggiati nel pesare i nostri pesi! Pesi familiari, di lavoro o di ministero. Diciamo: «Che peso questo lavoro! Che faticoso il ministero! Che dura la vita comunitaria! Non ho tempo, mi mancano le energie, sono debole, indegno, peccatore, non ho doni». Poi scarichiamo la colpa sugli altri che non vengono ad aiutarci, non ci ascoltano, ci hanno ferito. Così conduciamo la vita seduti, brontolando, senza amare e senza servire nelle nostre aree di responsabilità o ministero che il Signore ci ha affidato e… le pecore restano lì affamate e assetate. In questi casi il problema non sono i nostri limiti o i nostri peccati e neanche gli altri, ma è solo uno: chi stiamo guardando? Giacobbe non era né un santo, né un superman, ma ha fissato gli occhi su Rachele. La desiderò come sposa e dovette lavorare lunghi anni per averla, ciò che gli dava forza e gioia per portare il peso della giornata era il poterla vedere ogni mattina, quella vista era per lui fondamentale per perseverare nel duro lavoro. Così, amico lettore, non cercare scusanti come quei pastori per non prenderti le tue responsabilità. Non permettere che il peso del tuo lavoro o di ministero ti paralizzino, ma cambia il tuo sguardo. Guarda al Signore e alla bellezza del suo progetto per te e per la comunità, allora sarai raggiante. Fissa lo sguardo sulle Sue promesse, una delle quali consiste nel fare del nostro operare comunitario una Sua opera gloriosa. Considera quella gloria Sua nel tuo agire quotidiano. Chiedigli di rinnovare in te “il primo amore” che ti induceva a fare pazzie e portare pesi con gioia e senza lamentarti.
p. Ricardo Argañaraz
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